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Per uno Stato veramente popolare e democratico”

 

Sviluppo o declino? Molti concordano nel ritenere che il nostro paese sia di fronte a un bivio. Il sistema Italia si trova ad un passaggio difficile dal quale non usciremo senza un profondo rinnovamento. L’instabilità dovuta agli attacchi terroristici, alle forti contrapposizioni ideologiche, alla stagnazione economica, ha creato un clima di sfiducia e pessimismo. Pur da diverse posizioni politiche, sentiamo tutti l’esigenza di ridare slancio all’educazione del singolo “io” e del popolo alla realtà nell’integralità dei suoi fattori. Per recuperare fiducia dobbiamo porre al centro l’unica vera “politica del futuro”: l’educazione. Dobbiamo far emergere le enormi energie presenti nel nostro paese: energie morali, economiche e di spirito civico. Noi crediamo che occorra partire da presupposti fondanti, quali il valore della persona e “la capacità dell’uomo di essere libero(Quadragesimo Anno – Pio XI), impegnandoci nello sviluppo di uno Stato veramente laico. E’, dunque, doveroso iniziare da ciò che di buono c’è, richiamando il potere “alla sollecitudine del bene comune, suo dovere fondamentale” , con l’obiettivo di realizzare “un patto per uno stato veramente popolare e democratico”, dove “l’uomo non può rinunciare a sé stesso, né al posto che gli spetta nel mondo visibile, dove non può diventare schiavo delle cose e dei sistemi economici e dei propri prodotti, ma dove viene posto al centro dello sviluppo e del progresso messo in opera”(Redemptor Hominis – Giovanni Paolo II).

 

Il valore della persona e del popolo. Oggi, per il potere, il popolo se c’è, non c’entra. Occorre invece che il popolo ci sia per poter rispondere positivamente e concretamente alle domande del nostro tempo. E’ necessario ripartire da una “realtà viva di popolo” che implica un ideale, un significato, perché senza questo, edificherebbero meglio di un raggruppamento umano “una colonia di intere cavie e un’orda d’attive marmotte” (T.S. Eliot). Ciò che può salvate l’Italia è una politica al servizio della persona, volta alla valorizzazione del capitale sociale e del lavoro, motore di un nuovo sistema che metta la comunità al centro dei processi di creazione di valore. Bisogna assicurare spazi di libertà per i cittadini, soprattutto nel campo dell’istruzione, operando per una “modernità a misura d’uomo”. Occorre creare opere che abbiamo come scopo ultimo il maturarsi dell’uomo soggetto-oggetto della cultura e che partano dal desiderio umano, “scintilla con cui si accende il motore umano, da dove nascono tutto le mosse e il dinamismo” (Don Giussani).Questo è possibile solamente con la promozione del merito, la valorizzazione delle eccellenze e lo sviluppo di una formazione quale cammino professionale della persona.

 

La politica del futuro: l’educazione. La priorità strategica di oggi è il capitale umano, inteso come persona-comunità educata allo sviluppo di tutte le capacità dell’io. Dobbiamo ripartire da una consapevolezza educativa dove educare significhi costruzione dell’identità personale, attraverso un paragone costante con la realtà. Viviamo in un momento in cui senza una educazione la società è destinata a inaridirsi: è da una rinnovata idea di “libertà di educazione”, ispirata all’insieme di tradizioni ed eredità culturali che formano un popolo, che possiamo dare impulso al cambiamento andando oltre all’idea di una “educazione pubblica, uguale per tutti, volta ad abolire la centralità della famiglia” (Marx). L’educazione si deve intendere, dunque, come un fatto narrativo: un popolo comincia a esistere come consapevolezza, scopo, quando qualcuno ne trasmette la storia, la bellezza. L’istruzione riguarda la res pubblica e ne dovrebbe essere posta al centro, perché è un bene che permette di affrontare il presente in maniera non effimera, ma come ipotesi reale di lavoro. E’ dunque necessario investire sull’alta formazione, partendo da uno sviluppo dell’università e degli istituti di formazione avanzata, andando oltre le nozioni al fine di costruire una intelligenza critica. L’importanza dell’Appello sull’educazione sta qui: fare in modo che questa idea di educare abbia cittadinanza in Italia, favorendo la creazione di un “sistema di scuole a rete”, dove l’uomo possa trovare “corrispondenza al proprio desiderio nella realtà che gli viene incontro, liberamente!” (Don Giussani).

 

Libertà di fare impresa. Uno dei fattori decisivi per un rilancio del nostro paese è intrinseco all’idea di impresa: lo scopo non deve essere soltanto il profitto, condizione comunque necessaria, ma quello di produrre un bene per sé, per la propria famiglia e per chi lavora. I problemi strutturali dell’Italia riguardano il sottosviluppo del Mezzogiorno, la mancanza di infrastrutture, la privatizzazione che ha dato vita a oligopoli e a ingiustificate svendite di imprese competitive e il mancato investimento in istruzione superiore e ricerca. Occorre un nuovo modo di intendere non solo l’innovazione, ma tutto il sistema imprenditoriale, partendo dal fatto che l’impresa non è uno strumento, ma un soggetto. Dobbiamo produrre politiche volte a superare lo statalismo statico e inefficiente dei precedenti governi, orientate ad offrire sostegno alla volontà della PMI di fare sistema, di creare sinergie, di “con-correre per competere”. Il successo italiano sta nel paradigma delle “3m” (miracoli, cioè ricostruzione, distrettualizzazione e europeizzazione), “3e” (errori, cioè centralismo, burocratismo-assistenzialismo, populismo) e “3s” (rimedi, cioè sussidiarietà, sviluppo e solidarietà). Tutto questo si concretizza nel perseguimento di una strada che chiede in primo luogo di:

 

  1. Valorizzare il mercato e il protagonismo, la partecipazione, la cooperazione, la mutualità e la libertà di scelta nella vita, nell’impresa e nel lavoro;

  2. Combattere il “partito delle rendite” a tutti i livelli, favorendo serie politiche di liberalizzazione;

  3. Favorire un “sistema della ricerca”, frutto del connubio tra pubblico e privato;

  4. Dare slancio al sistema dei distretti industriali moderni, modello di sviluppo settoriale italiano, incentrato sul cosiddetto “Made in Italy”.

 

Noi intendiamo la politica al servizio dell’uomo e, dunque, al servizio anche dell’impresa; una politica che sappia scommettere su di loro e che sia espressione e “forma esigente di carità” (Paolo VI).

 

Libertà di scelta: + qualità per i cittadini.

 

Le concezioni moderne di libertà e di democrazia sono ammalate “d’astrazione”. I diritti, invece, devono essere una realtà vivente perché si possa capire il vero significato di queste due parole. L’idea di libertà di matrice rivoluzionaria non è la libertà della persona reale nella sua carnalità, ma risulta come una individualità astratta. Occorre oggi un’altra prospettiva, una nuova idea di Welfare capace di produrre solidarietà non grazie alla “carità di Stato”, ma attraverso la libera e responsabile iniziativa di ogni persona o realtà sociale. E’ attraverso un sistema di Welfare society esplicato nei “quasi mercati” che si concretizza la vera libertà, intesa come libera scelta degli erogatori di servizi in settori come la scuola, l’università, la sanità, l’assistenza sociale e il tempo libero. Un nuovo Welfare che parte dal considerare la persona come “io” capaci di decidere per il proprio bene e per il bene della loro comunità. Si deve passare da una idea di persona come soggetto passivo dello Stato a quella di soggetto pienamente attivo. Siamo disposti a intraprendere una battaglia tutta da combattere contro le spinte statalistiche di coloro che ritengono decisivo “centralizzare tutti gli strumenti di produzione nelle mani dello Stato” (Marx).

La parola sussidiarietà intesa come “più società – meno Stato” è una delle parole d’ordine per intraprendere, con vigore, questa sfida decisiva.

 

Più sussidiarietà orizzontale. Bisogna costruire un rapporto nuovo tra Stato, società e bisogni. Solo uno Stato più asciutto ed efficiente e, per questo, più autorevole è capace di riconoscere e valorizzare la progettualità della società civile e quella vitalità che muove dal basso e ha dimostrato di essere in grado di organizzare risposte efficaci in campi molto vasti dell’organizzazione sociale.

Più sussidiarietà verticale. Il processo di decentramento dei poteri non deve trasformarsi in un nuovo centralismo delle regioni. Lo spostamento verso la periferia di meccanismi decisionali deve essere inteso come mezzo per favorire un maggiore protagonismo della società nella gestione del bene comune .

In vista di una efficace realizzazione della sussidiarietà verticale sarebbe importante rafforzare i luoghi di corresponsabilità tra istituzioni dove non deve vincere il “gioco avvocatesco” delle competenze ma un comune senso di responsabilità. Nonché gli strumenti di governance, capaci di coinvolgere i privati e le loro aggregazione nei processi decisionali locali, promuovere le forme associative intercomunali, definire e ampliare gli ambiti di autonomia finanziaria degli enti locali.

 

Più sussidiarietà fiscale. Dobbiamo porre l’attenzione sul recupero del merito e sulla valorizzazione dell’eccellenza enfatizzando il concetto di autonomia e di complementarietà tra le strutture pubbliche e private che erogano servizi. Questo può avvenire soprattutto con la sussidiarietà fiscale che può essere concretizzata in vari modi: dall’incremento delle deduzioni (v. la recente proposta del “Più dai, meno versi”, recepita nel decreto legge sulla competitività e che può essere ulteriormente affinata), a quella di nuovi 8 per mille dedicati a Welfare e ricerca.

Una sussidiarietà fiscale che si costruisce attorno al pilastro fondamentale della libertà di esistere, scegliere e crescere. In tal senso la sussidiarietà fiscale diventa lo strumento attraverso cui si riconosce al contribuente la possibilità di concorrere alle spese pubbliche destinando direttamente una parte dell’imposta a soggetti Non Profit ritenuti meritori, attraverso una contribuzione etica e tagliando “dal basso” la spesa sociale inefficiente.

Ma la sussidiarietà fiscale è anche la leva che permette di incentivare e far crescere l’economia reale, che crea una finanza trasparente a servizio della produzione, dell’impresa e del lavoro e non delle rendite finanziarie di posizione. Infine, è attraverso la sussidiarietà fiscale, che si realizza la possibilità concreta di aiutare e sostenere chi investe nello sviluppo del Paese.

Per realizzare tutto ciò occorrono tanti “io” ricchi di domande che godano dell’oggi, ma siano già irrequieti per il desiderio di costruire il domani, liberi perché seguono qualcosa o qualcuno che ha ridestato il loro desiderio” (Vittadini).

Tanti io in lotta per “uno stato veramente popolare e democratico”. Una battaglia che non può non richiamarsi a una delle figure determinanti per la storia del nostro paese: Don Luigi Sturzo. Per questo intendiamo “con-correre per competere”, cioè correre insieme, partendo da valori e ideali che vivono nella realtà, nel quotidiano. Occorre, in ultimo, un forte richiamo alla tradizione, quella tradizione che è espressione del nostro ideale di bellezza, giustizia e verità che vogliamo ricollocare al centro del nostro fare politica. Partiamo con questo obiettivo, con questa missione di creare nuovi spazi di libertà per l’ “io” in opera.

 

Appello al paese” di Don Luigi Sturzo

“Ad uno Stato accentratore, tendente a limitare e regolare ogni potere organico e ogni attività civica e individuale, vogliamo sul terreno costituzionale sostituire uno Stato veramente popolare che riconosca i limiti della sua attività, che rispetti i nuclei e gli organismi naturali, la famiglia, le classi, i comuni, e che rispetti la personalità individuale e incoraggi le iniziative private.

Questo ideale di libertà non tende a disorganizzare lo Stato ma è essenzialmente organico nel rinnovamento delle energie e delle attività che debbono trovare al centro la coordinazione, la valorizzazione, la difesa e lo sviluppo progressivo. Energie che debbono comporsi a nuclei vitali, che potranno formare o modificare le correnti disgregatrici”

 

 

 

 

 

Progetti per “cambiare e modernizzare”

  1. Incentivare la tendenza verso un Welfare plurale dal carattere marcatamente promozionale: introduzione su larga scala di meccanismi di “cash regolato” (c.d. voucher), che aprirebbe la strada a un sistema caratterizzato da una forte concorrenza tra produttori di servizi, ampliando così le possibilità di scelta delle famiglie, fortemente valutate come soggetto attivo;

  2. Nel settore dell’istruzione ci batteremo per l’introduzione del “buono scuola”, promuovendo politiche direte a superare l’assistenzialismo e a favorire la centralità della famiglia come “sensore privilegiato di bisogni e produttore solidale di risorse” ;

  3. Nel settore dell’assistenza agli anziani ci impegneremo per la diffusione del sistema del “buono anziano”: una erogazione mensile a favore degli anziani, utilizzabile per “acquistare” prestazione assistenziali da soggetti pubblici e privati accreditati.

  4. Nel rinnovamento del Welfare ci impegneremo ad avviare una politica di responsabilità e opportunità, ampliando la base dei crediti di imposta e sviluppando, ad es., la “working tax credit” (per chi lavora), la “child tax credit” ( per chi ha figli) e “crediti pensione” per chi risparmia.

 

Il fine è di operare insieme per realizzare un Welfare che offra più servizi pubblici indiscriminati, ma servizi di “high quality” che diano la possibilità a ognuno di far emergere i suoi talenti.

 


 

 

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