
È la domanda che si pone un commentatore di “Ravenna e dintorni”, a proposito di quello che viene definito lo slogan coniato da mons. Verucchi’ e cioè “L’ora di religione è un dono”, rivolto agli studenti della nostra città. Quell’ora è pagata da tutti noi, anche da quelli che la religione non la fanno – prosegue il commentatore – quindi più che un regalo si tratta di una tassa indebita. Vecchia storia e vecchia polemica. Che si possa considerare un dono il fatto che a scuola venga offerta ai ragazzi in quell’ora un’ipotesi di significato per l’esistenza magari è pretendere troppo. Ma per stare più terra terra, è proprio così disdicevole che sia data ai nostri futuri concittadini la possibilità di capire e gustare quei mosaici per cui Ravenna è patrimonio dell’umanità, o l’opera di quel Dante di cui custodiamo la memoria e le ossa? E di questo, come di tutta la nostra storia, cosa si può comprendere senza tener conto di quella religione che non si vuole sia insegnata? Ma i tempi sono quel che sono, e non stupisce che Ravenna venga considerata una succursale di Mirabilandia, dove passare qualche ora in giornate di pioggia, dando un’occhiata a delle strane figure fatte di tesserine colorate in vecchie chiese di mattoni.
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