Salta la navigazione

Archivi Giornalieri: settembre 20th, 2010

Vuoi vedere che ora vigili e polizia si mettono ad inseguire le biciclette per multarle? Ma sì, signor Prefetto, sarà pur vero che a Ravenna i ciclisti sono indisciplinati, che girano contro senso e che “per far prima che con la macchina”, non scendono per attraversare le strisce pedonali come invece dovrebbero fare. Ma pensiamoci un attimo prima di multare indiscriminatamente le “povere” bici. Intanto ci starebbe bene anche una tirata d’orecchi al Comune che le piste preferenziali per le due ruote proprio se le è scordate e poi, signor Prefetto, provi a immaginare se, al posto di ogni bici, ogni mattina nella nostra città circolasse un’auto. Staremmo come a Roma: capisco che per Lei sarebbe come un ritorno a casa, ma insomma, non essendoci qui il ponentino a soffiar via lo smog, l’aria diventerebbe irrespirabile. I ciclisti, lo creda, sono dei benemeriti da coccolare. Meglio riservare alle bici almeno  la stessa tolleranza che viene riservata agli ambulanti e parcheggiatori abusivi e agli esercizi commerciali “un po’ fuori regola”.

KropotkinRedazione 48cento.it

Ra – 20 settembre 2010 – Diverse dichiarazioni stampa di professori dell’Università di Bologna, sede distaccata di Ravenna, hanno chiarito la posizione dei docenti universitari rispetto alla possibilità di avviare un processo di autonomia del polo universitario romagnolo rispetto all’Alma Mater Studiorum: la gran parte dei cattedratici hanno espresso dichiarazione contraria, ritenendo più importante la possibilità di avvalersi del simbolo universitario felsineo rispetto ai vantaggi che una maggiore autonomia creerebbe per tutto il polo universitario della romagna. Nel mio intervento chiarisco perchè occorre, invece, continuare sulla strada dell’autonomia, ribadendo i pregi e le potenzialità di questo nuovo distretto universitario.

E’ con grande interesse che abbiamo appreso come, anche quest’anno, prendano il via le iniziative promosse dall’Associazione Culturale Casa delle Aie di Cervia. Un ciclo di appuntamenti ed una serie di attività che attraverso incontri culturali, iniziative a valenza didattica e la realizzazione di laboratori di poesia e cucina romagnola, contribuiscono a diffonde e valorizzare la cultura Romagnola. Un esempio quello dell’ Ass. C. Casa delle Aie, che deve poter essere esteso sul territorio; un’iniziativa che possa essere presa a riferimento per la costruzione di un network di imprese che abbiano voglia di cimentarsi e di proporsi in iniziative simili. Si è visto e sperimentato più volte ormai come bellissime ed onorevoli iniziative di simile portata se non supportate  da una rete di collaborazioni rischino di non ottenere i risultati ed i riconoscimenti che dovrebbero invece poter avere.

Lisa – Redazione 48cento.it

Questa settimana il nostro personaggio è obbligatoriamente Dante. Siamo romagnoli, ravegnani, è settembre, cos’altro dovremmo fare? È un tributo doveroso, ma non banale che anche la redazione di 48cento.it vuole rendere al Sommo. Dante è il primo a fare tante cose, ma soprattutto è il primo, passatemi il termine, geografo a parlare dei confini della Romagna. Oggi si discute molto a questo riguardo, il problema è politicamente scottante, ma in tempi non sospetti ha de-scritto il nostro territorio con dovizia di particolari. Il canto in questione è Inferno XXVII, i versi 37-54 l’occasione è data dall’incontro con Guido da Montefeltro, che Dante riconosce evidentemente come romagnolo. Il dannato, un consigliere fraudolento come Ulisse, chiede notizie della sua terra “dimmi se Romagnuoli han pace o guerra; / ch’io fui d’i monti là intra Orbino / e ‘l giogo di che Tever si diserra”. I monti che vanno da Urbino al Fumaiolo, sorgente del Tevere, sono universalmente considerati come romagnoli, quando oggi è stato necessario un referendum per ricordarselo. A  questa domanda il poeta risponde spiegando la situazione città per città, Ravenna, Cervia, Rimini,  Faenza, Imola, Cesena. Qui emerge prepotentemente un dato: città guidate da signori diversi, quindi non unite da una comune appartenenza politica, sono unite dall’identità di un’unica regione. Rimandiamo al testo qui sotto per un’attenta lettura e concludiamo solo notando che quello per cui è interessante è la semplicità con cui riporta un semplice dato di fatto: l’identità comune di questa terra.

 Romagna tua non è, e non fu mai, 
sanza guerra ne’ cuor de’ suoi tiranni; 
ma ‘n palese nessuna or vi lasciai.

Ravenna sta come stata è molt’ anni: 
l’aguglia da Polenta la si cova, 
sì che Cervia ricuopre co’ suoi vanni.

La terra che fé già la lunga prova 
e di Franceschi sanguinoso mucchio, 
sotto le branche verdi si ritrova.

E ‘l mastin vecchio e ‘l nuovo da Verrucchio, 
che fecer di Montagna il mal governo, 
là dove soglion fan d’i denti succhio.

Le città di Lamone e di Santerno 
conduce il lïoncel dal nido bianco, 
che muta parte da la state al verno.

E quella cu’ il Savio bagna il fianco, 
così com’ ella sie’ tra ‘l piano e ‘l monte, 
tra tirannia si vive e stato franco.

Margherita  – 48cento.it

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.