
All’interno della rassegna del Settembre Dantesco 2010 dell’istituzione Biblioteca Classense, Il Tempo e i suoi enigmi”, lunedì 20 settembre 2010 è intervenuto il prof. Emiliani sul tema “Identità e nazione: il Classicismo come speranza italiana”. La dissertazione ha ripercorso i Neo- Classicismi ricorrenti nella storia dell’arte italiana, con un affondo sul Rinascimento, in fattispecie quello emiliano. Il fattore del ritorno all’antico diventa unificante nell’arco della Storia italiana, non solo quella artistica, creando un’identità fondante attraverso il gusto per la proporzione, per la bellezza classica. La dissertazione del prof. Emiliani è stata puntuale e soprattutto appassionata, partecipata, non neutrale. È un particolare questo che notiamo con piacere; troppo spesso si dimentica che parlare di Arte è prima di tutto parlare di Bellezza, davanti alla quale come è possibile restare indifferenti? Ci viene in mente, a proposito di classicismo, uno dei grandi padri della nostra letteratura, che professandosi classicista è diventato il più grande romantico, Giacomo Leopardi. Nel canto XXXI – Sopra il ritratto di una bella donna scolpito nel monumento sepolcrale della medesima, il poeta s’interroga su cosa resta della bellezza terrena di colei che ora è sepolta. Lo stesso problema si potrebbe porre, non per una donna, ma per i fasti di un’antica civiltà, quella romana. Ci ha illuminato, ha fatto della nostra città una capitale, ma i monumenti che ora ne restano rischiano di essere come la pietra tombale che rinchiude la donna “Sta, di memoria solo /E di dolor custode, il simulacro/ Della scorsa beltà.”. Tutti noi operiamo perché Ravenna torni capitale, come Capitale della Cultura 2019, ma il nostro tentativo corre un rischio: appoggiarsi sui fasti di ciò che è stato. A che vale ammirare l’arte che ci circonda, mosaici, mausolei, pale d’altare, paesaggio urbano, se non si riesce, come ha fatto lunedì il prof. Emiliani, a commuoversi e vibrare davanti ad essa? La bellezza infatti ci mette davanti al Misterio eterno/ dell’esser nostro ed è stato questo sentimento che di volta in volta, classicismo dopo classicismo, ha riportato il Popolo italiano, prima che gli artisti, a riesumare ciò che era antico. Questa annotazione vuole essere un pungolo e un ringraziamento all’Istituzione Biblioteca Classense. Lunedì sera Ravenna è stata Capitale della Cultura.
Curzio – Redazione 48cento.it