De Carli lancia la sfida della Fondazione “Sant’Apollinare”: perché?
«Credo che l’impegno in politica sia importante, quando si tratta di servire la Politica con la ‘P’ maiuscola, nel senso che la società ha bisogno di gente che s’interessa della cosa pubblica perché possa servirla per il bene comune, credo che la Fondazione sia strumento di servizio per il bene comune».
Di che politica si tratta? E allora di che Fondazione si tratta?
«Paolo VI ha definito la politica come il più alto esempio di carità dell’uomo all’altro uomo, questo fuga ogni sospetto di intrallazzo. La Fondazione si offre come strumento per il suo territorio e la sua gente».
Qualche esempio?
«Il 2010 sarà l’anno in cui la Fondazione esordirà con il Civitatis Convivium iniziativa di una settima che si terrà a Ravenna, centro culturale delle sette terre di Romagna. Artisti poeti, scultori, pittori, scrittori del nostro tempo invaderanno la città con le loro opere per celebrarne i valori. Dentro a questo si terrà il gemellaggio Romagna-Toscana attraverso la figura del maestro Lippi, che celebrerà la fratellanza storica tra le due terre. Questo è servire il bene del paese servendo la sua storia».
Un evento di questo tipo che benefici porta nel lungo periodo al territorio?
«Attraverso i vari strumenti di meeting promozionali si valorizzeràil patrimonio valoriale-culturale ed eno-gastronomico di questa terra.Per questo crediamo e rilanciamo il tema del brand Romagna. Come alla Scozia si associa il Whiskey e la brughiera, allaToscana il vino e i poggi, così alla nostra terra cominciamo ad associare i nostri valori e prodotti».
Questo può essere veicolo di crescita sociale ed economica?
«Il mercato richiede che la data da una forte appartenenza al territorio, dal fatto che al prodotto si associ un valore anche culturale e sociale. Attraverso l’esempio del branding già utilizzato in varie altre zone d’Italia, appunto la Toscana o la Val di Non, si possono valorizzare le eccellenze gastronomiche, paesaggistiche, artistiche e culturali di questa regione. Se un imprenditore è sano vede di buon occhio che realtà istituzionali come fondazioni possano offrire un servizio al loro lavoro, andando a creare una rete di qualità e spessore identitario».
Si spiega così dunque il suo percorso personale e la scelta di impegnarsi nella Fondazione “Sant’Apollinare”?
«Credo che la politica sia oggi strumento di costruzione di bene, non gestione del potere. Serve una posizione di costruzione rispetto alla politica, penso sia più utile, oggi, lavorare in questo senso. Le nostre iniziative, di carattere educativo, culturale, sportivo e di valorizzazione dell’identità romagnola, si inquadrano in questo ambito».
Questa Fondazione ha un’impostazione dichiaratamente cattolica. É per cavalcare una moda o c’è qualcosa d’altro sotto?
«Il valore aggiunto di chi costruisce è l’emergere di una storia, di un intangible capital, un capitale intangibile che dà quel valore aggiunto nel lavoro quotidiano. Andare a dire che la tradizione sia segnata dal fatto cristiano è indiscutibile».
Bravo
Speriamo che non siano solo parole